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LE GROTTE DI PUGNETTO

                                                                                                                           
 Note da moltissimo tempo, sicuramente da molti secoli, le grotte di Pugnetto, hanno sempre creato un fascino particolare se non misterioso, verso la gente del posto, ma non solo, sono state meta di innumerevoli esplorazioni da parte di forestieri che soggiornavano nelle nostre valli, tutti sicuramente alla ricerca dell’ignoto, nella più totale oscurità, ove la realtà si scontrava con la fantasia. Le grotte di Pugnetto, sono da considerarsi una vera e propria rarità, infatti, non si aprono in terreni calcarei come la maggior parte delle cavità naturali, ma bensì in  calcescisti, frapposti tra strati di  serpentini, i calcescisti sono composti principalmente da rocce scistose, più o meno calcaree, argillose o anche quarzose, spesso si presentano di color rosso scuro dovuto all’ossidazione di minerali di ferro, pertanto poco favorevoli alla formazione di cavità ipogee.
La grotta di Pugnetto, anticamente  conosciuta anche come Borna di Pugnetto, è la maggiore di cinque cavità che si aprono vicino all’omonimo paese, una  parziale citazione delle sue gallerie ci viene data nel 1823 dal Conte Francesetti nel “ Lettres sur les Vallées de Lanzo “, ma è stato il Rag. Guido Muratore, trovatosi in vacanza a Ceres, il 14 settembre del 1920, che da la prima descrizione dell’intero sistema della Borna , munito di lampada a carburo , una bussola e uno spago metrato, esegue una prima planimetria.
Le ricerche continuano,  nel 1925, Muratore pubblica sulla Rivista del Cai, una pianta topografica ed alcune foto, con una descrizione dettagliata della cavità, nel 1946, correggendo alcune sue imprecisioni passate, diffonde attraverso la Rivista mensile del Cai , un articolo corredato da planimetrie e sezioni, non solo della Borna, ma anche delle cavità vicine, nell’anno 1984, anche se già conosciuti, vengono rilevati a cura del Gruppo Speleologico Piemontese, i cunicoli del piano inferiore.
Una delle altre cavità rilevanti della zona è chiamata,  la Tana o Tana del Lupo, situata a poche decine di metri ad est dalla Borna, mentre sul versante opposto del colletto denominato “ Crestun del Rost “ , si aprono altre tre cavità, quella più rilevante è il “ Creus dle Tampe “, mentre le altre due sono piccole gallerie di circa una decina di metri.
 In tutte le quattro cavità, la morfologia, è prevalentemente di crollo, come la Borna, ma non     mancano le manifestazioni di erosione, dovute al passaggio dell’acqua, che, anche se di breve portata, ha manifestato in queste grotte un’azione alquanto rilevante per la loro formazione.
La fauna che abita le grotte è caratterizzata da diverse popolazioni di pipistrelli, mentre studi  fatti dal dottor Felice Capra, negli anni venti, in collaborazione con altri eminenti studiosi, hanno dato alla luce alcune specie endemiche,  un isopode e un coleottero, inoltre segnaliamo la presenza di diverse altre specie di insetti, abitanti abituali delle cavità ipogee, purtroppo ai nostri giorni si deve rilevare una riduzione della popolazione di invertebrati troglobi, tutto questo è dovuto all’afflusso non regolato di visitatori occasionali.


LEGGENDE


Innumerevoli leggende circondano la Borna di Pugnetto, si racconta  che la grotta attraversasse la montagna, e che sul versante opposto esistesse un’uscita chiamata “ Le Creux de L’arborai “, ma che una roccia caduta dal monte l’abbia occlusa, o che la stessa galleria sbucasse alla frazione Tornetti di Viù, e che proprio dalla Borna alcuni valligiani passarono, intorno al XVI secolo,  per andare ad incendiare il castello di Viù,  o addirittura uscisse sulle pendici del monte Calcante, come tutte le leggende, si presume sempre che ci sia un fondo di verità, il difficile è riuscire a dimostrarlo.

 

CONCLUSIONI

 

Dalle ricerche fatte sul territorio dalla Commissione Speleologica del Cai Leinì, possiamo affermare con certezza che ci troviamo di fronte ad un complesso veramente importante, sicuramente le cavità citate un tempo comunicavano tra loro, ancora oggi si stanno effettuando esplorazioni inerenti ad una probabile congiunzione, purtroppo dobbiamo constatare che le grotte sul versante del Rio Cenere, hanno subito un grande accumulo di materiale, dovuto agli agenti atmosferici e non solo, creando un vero e proprio tappo, situato  sicuramente sulla via più probabile, abbiamo notato inoltre, molteplici piccole cavità che a secondo della stagione creano una vera circolazione d’aria, insomma, la realtà ci impone di classificare le grotte di Pugnetto, come un piccolo sistema carsico molto particolare.
 
Le Grotte di Pugnetto, per la loro importante rilevanza scientifica come habitat di specie animali endemiche o a rischio estinzione, sono state inserite nell’elenco dei Siti di Interesse Comunitario ( S.I.C. ),  per un progetto di tutela ambientale della Comunità Europea.

 

Macario Silvio

 
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