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MONTE CAPIO
Il Monte Rosa dirama, sul lato orientale, numerosi contrafforti montuosi. Ciascuno di essi presenta una miriade di punte che, lentamente ma costantemente, scendono verso il Lago Maggiore e il Lago d'Orta. La valle che raccoglie la maggior parte delle acque di queste montagne è la Val Sesia. Da molte di queste cime, anche dalle più basse, si scorge il profilo del Monte Rosa che chiude inconfondibilmente l'orizzonte. Una di queste montagne, meta molto frequentata da vercellesi e biellesi è il Monte Capio; esso, oltre a permettere una piacevole gita autunnale, offre anche il vantaggio di non doversi addentrare eccessivamente nella lunga e tuortuosa Val Sesia. E' sufficiente raggiungere Varallo ed imboccare la Val Mastallone e successivamente, al bivio per Sabbia, entrare nella Val Sabbiola; dove termina l'asfalto, termina anche la strada. Si è a circa 800 mt. di quota. Si attraversa il torrente sul piccolo Ponte della Giumenta e si imbocca il percorso n° 561 sulla ben tracciata e in parte gradinata mulattiera che porta dapprima alla borgata di Montata e quindi, proseguendo a serpentine nel ripido bosco, conduce all'Alpe Corti; qui al bosco succedono i prati e la pendenza diminuisce. Il sentiero si allunga, diventa meno faticoso e prosegue così fino al Colmetto di Cevia, ampia insellatura che mette in comunicazione la Val Sabbiola con la Valbella; è quest'ultima che culmina con il Monte Capio che quindi si vede da qui per la prima volta. A questo punto il sentiero si biforca. Il 561 prosegue a destra verso l'Alpe Campo, dove le baite sono costruite in bella posizione dominante la Val Sabbiola, poi si inerpica sulla dorsale che separa le due vallate suddette e, continuando un po' al di qua e un po' al di là dello spartiacque, raggiunge l'alpe del Laghetto. Questo alpeggio, posto nella parte alta della Valbella, può essere raggiunto altrettanto comodamente dal Colmetto di Cevia proseguendo in leggera discesa verso il fondo della Valbella per poi risalirla. Qui giunti si ha una prima sorpresa, colate di detriti rosso-nerastri occhieggiano tra le chiare rocce circostanti.Salendo vi si passa in mezzo e si scoprono così i resti di una vecchia miniera abbandonata, in parte a cielo aperto e in parte in gallerie quasi tutte franate. Nei pressi ci sono anche i ruderi dei baraccamenti dei minatori. Si tratta, a quanto ho potuto appurare, di una miniera di pirrotina nichelifera, un solfuro di ferro ad alto contenuto di nichel, sfruttata fino agli anni sessanta proprio per ricavare questo metallo. Il sentiero prosegue più ripido in direzione del Passo dei Rossi, 2056 mt.; questo colle offre un bel colpo d'occhio sull'alta Valle Strona nella quale permette di scendere. Raggiunto il valico, il senntiero piega a sinistra e sale tagliando diagonalmente il versante meridionale della montagna, fino a raggiungere una costola secondaria che raggiunge a sua volta la cresta ovest in prossimità della cima. Questa è formata da due punte separate da un intaglio e, seconda sorpresa, ogni punta ha una sua croce ed un proprio libro di vetta. Il panorama è ampio e spazia dal Monte Rosa a ovest alla fossa del Lago d'Orta (che non si vede) ad est. Al ritorno, raggiunta l'Alpe del Laghetto, si può optare per il sentiero non percorso in salita effettuando così un interessante anello. Più in basso, appena sotto l'Alpe Corti, si può prendere a sinistra il sentiero n° 560 che, in modo alquanto tortuoso, porta alla borgata Erbareti, dove montanari volenterosi stanno ristrutturando le case con notevole fatica, senza che ci siano nè una strada nè una teleferica per il trasporto dei materiali. La gita insomma, permette di visitare un angolo di montagna insolitamente piacevole, nel quale si respira ancora l'aria di un tempo, quando gli alpeggi non erano ancora stati raggiunti dalle strade e dalle macchine e dove il silenzio e l'aria pura dominano incontrastati.
Scritto da: Giovanni Bogino |
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